Nei giorni scorsi siamo stati a vedere, finalmente, la mostra fotografica Japan presso lo spazio espositivo del Magazzino delle idee. A seguire alcune sintetiche opinioni che ne abbiamo ricavato, forse utili come guida per chi ancora non l’ha vista.

Sguardo generale
La mostra è costruita come una mappa della fotografia giapponese contemporanea, organizzata in tre nuclei – memoria, corpo e visione – che funzionano più come itinerari virtuali che come categorie rigide. Interessante il confronto e dialogo tra generazioni di fotografi: maestri riconosciuti convivono con autori emergenti, creando un racconto complesso che mina l’idea, peraltro tutta occidentale, di una identità giapponese monolitica, unica e compatta. Nel complesso, la mostra funziona bene quando lascia spazio alle ambiguità (soprattutto nella sezione “Realtà e visione”), mentre risulta più didascalica e manierata nei lavori esplicitamente politici sul corpo.
I fotografi

Yoko Asakai
Lavora sul confine tra immagine e percezione, con video che sembrano espandersi oltre lo schermo. Il suo approccio è immersivo, quasi sensoriale: più esperienza che rappresentazione.
Noriko Hayashi
Indaga comunità e storie marginali con uno sguardo documentario ma empatico. Le sue immagini hanno una delicatezza narrativa che rifugge le foto wow e spettacolari.
Naoki Ishikawa
Fotografo-esploratore, porta nella mostra una dimensione geografica e quasi antropologica. Le sue immagini ampliano il discorso dal Giappone al mondo, evitando del tutto autoreferenzialità o compiacimento.
Keijiro Kai
Racconta rituali e tradizioni con un’estetica sospesa tra documento e teatralità. Il folklore diventa linguaggio contemporaneo, senza nostalgia.
Rinko Kawauchi
Trasforma il quotidiano in esperienza emotiva, con immagini luminose e intime. È una delle voci più poetiche: il reale diventa quasi spirituale.
Aya Momose
Lavora sul fraintendimento culturale tra Oriente e Occidente.
Le sue opere mettono in scena la distanza, spesso in modo ironico e destabilizzante. Di lei c’è anche un video piuttosto angosciante (Social dance) sulla difficoltà di comunicazione tra uomo e donna in un particolare contesto.

Yurie Nagashima
Racconta la famiglia e l’identità con una sensibilità diaristica. Il privato diventa politico senza perdere fragilità e poesia.
Sakiko Nomura
Nota per i nudi maschili, affronta il desiderio con uno sguardo introverso. C’è una malinconia urbana, molto materica, che attraversa tutte le sue immagini.
Susumu Shimonishi
Meno noto, inserisce una riflessione più silenziosa sul paesaggio e la memoria. Il suo lavoro funziona come pausa contemplativa dentro il percorso, ci ha ricordato molto un workshop che abbiamo organizzato con Alessandro Ruzzier.
Tokihiro Sato
Interviene fisicamente sulla fotografia con tracce di luce. Le immagini diventano quasi disegni nello spazio, tra tecnica e sperimentazione.
Hiroshi Sugimoto
Il grande maestro della mostra: tempo e visione si condensano in immagini essenziali.
La sua presenza dà profondità storica e rigore concettuale all’intero progetto.
Il suo progetto “Teatri”, completamente eseguito in Italia, è stato citato come esempio nel workshop di Paolo Bullo sul Progetto fotografico.

Risaku Suzuki
Paesaggi immersivi che sembrano pittura più che fotografia. Lavora sulla percezione lenta, quasi meditativa.
Ryoko Suzuki
Affronta il corpo femminile in modo diretto e spesso disturbante.
Il suo lavoro è tra i più esplicitamente politici della mostra, ma a nostro parere si potevano scegliere foto meno banali (quelle in stile Francesca Woodman, per esempio).
Tomoko Yoneda
Indaga la memoria storica attraverso luoghi e architetture, le immagini – minimaliste – sono fredde in superficie, ma cariche di tensione nascosta. Forse la nostra preferita!
Futoshi Miyagi
Video intimi che intrecciano identità, genere e memoria personale. Il tono è narrativo, quasi letterario, e molto coinvolgente.
Daisuke Yokota
Decostruisce l’immagine fino a renderla evanescente. È la voce più sperimentale: fotografia come materia instabile.
Conclusione
Nonostante qualche scelta non felice e alcune sovrapposizioni di stile,per gli appassionati è comunque un appuntamento da non perdere. È visitabile sino al 7 giugno.
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