Il colore del caso del fotografo George Tatge

La settimana scorsa siamo stati invitati all’anteprima della mostra Il colore del caso del fotografo George Tatge, che si svolge dal 23 maggio al 12 luglio 2026 nella favolosa Sala Nathan del Magazzino 26 di Porto Vecchio a Trieste.
Orizzonti Fotografici invece, dal 30 maggio al 5 luglio sarà presente al piano superiore nell’altrettanto prestigiosa Sala Leonor Fini con la mostra Mestieri.
L’Artista, che parla perfettamente l’italiano, ha risposto con cordialità ad alcune nostre domande, raccontandoci quello che c’è dietro alla sua mostra.

La mini intervista

George, dopo anni di bianco e nero, sei passato al colore, come mai?

Sono stato convinto dalla necessità di cambiare dopo aver visitato la mostra di un pittore francese, Odilon Redon (1840-1916), il quale a un certo punto del suo percorso artistico è passato dalle litografie e dai disegni monocromatici al colore. Ho pensato “Beh, posso farlo anch’io!”
È ovviamente un modo diverso di approcciarsi alla realtà, ma lo trovo stimolante.

Le tue prime fotografie a colori sono state scattate a Trieste, come mai?

Ero stato invitato a partecipare dall’editore Simone Volpato a partecipare a un libro d’artista su Scipio Slataper. Così ho cominciato a girare per la città, scoprendo scorci meravigliosi che mi hanno incantato e hanno stimolato la mia creatività.

Girare con un banco ottico non deve essere proprio agevole…

Non lo è, infatti, ma io amo questa fotografia lenta, amo vedere le scene rovesciate, concentrarmi su ciò che vedo sul vetro smerigliato. Lo so, oggi è non è un modo convenzionale, ma a me piace fare così. Certo, è faticoso…

Mostrandomi una foto esposta, George mi fa notare che in una certa zona si può intuire una forma umana. Gli diciamo: “È una pareidolia!” – non conosce il termine e se lo appunta sul cellulare –
Cos’è il caso per te?

Guarda, mi ritrovo molto bene in una frase del pittore Gerhard Richter: Non seguo obiettivi, nessun sistema, nessuna tendenza. Non ho un programma o uno stile, né una direzione. Mi piace l’indefinito, l’ambiguità, l’incertezza”
Voglio dire che siamo tutti figli del Caso, che è uno degli aspetti della fotografia che trovo più stimolanti”

Abbiamo fatto con l’Artista un giro completo della mostra, che comprende sessanta immagini ripartite in sezioni a tema: Recinti, Apparizioni, Superfici, Vegetazione, Metaspazi e Colore.

Come mai nelle tue foto c’è spesso qualcosa in primo piano che fa quasi da ostacolo?

Ho girato molto il mondo e ho dovuto spesso adattarmi a nuove abitudini, nuovi spazi di convivenza, banalmente nuovi cibi e orari. Credo che sia qualcosa che mi abbia pesato e che ho poi sublimato anche con la fotografia.

A completare la mostra, curata da Carlo Sisi, c’è anche un video di circa mezzora in cui si può vedere Tatge al lavoro col suo banco ottico.

Consigliamo a tutti di visitare questa esposizione e poi salire a vedere anche il nostro lavoro, sicuramente meno importante dal lato artistico, ma ricco di umanità e di storie.